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February 18 L'accappatoio verde.QUESTA ONE SHOT è STATA SCRITTA DA ME, QUINDI è ASSOLUTAMENTE VIETATO SPACCIARLA PER VOSTRA. GRAZIE. chiedo scusa se eventuali errori di battitura non sono stati corrretti ^^ buona lettura
Un terrazzo. Coperto di pioggia, completamente. E una ragazza. I capelli neri scompigliati, erano l’unica cosa che stonava in quella persona. Labbra carnose, con del rossetto rosso. Un filo di rimmel che rendeva quella ciglia già lunghe, inconfinabili. La ragazza camminava tranquilla sotto la pioggia. Era seria. Triste. L’acqua appiattiva sempre di più i suoi capelli. Portava un accappatoio verde acido e sotto si intravedeva una maglietta. Le gambe magre e dritte spuntavano dall’accappatoio. I piedi erano nudi, e ad ogni passo, diventavano sempre più bianchi. La ragazza guardò il cielo. Una goccia le cadde sulle labbra. Silenziosamente, rientrò in casa. Fece scivolare l’accappatoio, si tolse la maglietta. Aprì l’acqua della doccia. Era gelida. La ragazza guardava l’acqua scenderle sul corpo.
“Chi sono io? Non sono un umano..”
La ragazza era confusa. Si ripeteva quelle parole.
“Non conosco sentimenti. Cos’è la felicità?”
La ragazza guardava il vuoto. L’acqua salata delle sue lacrime si mischiò con l’acqua dolce della doccia. In fondo era vero.. non aveva mai provato veri sentimenti. E soffriva. Perché non era colpa sua. Era nata così. Era nata senza la possibilità di provarli. Chiunque avrebbe giurato che il rossetto si sarebbe sciolto. E invece no. Rimaneva lì. Perché quel bordò non era rossetto. Era il colore delle sue labbra. Il rimmel non dava segno di sbavo. Perché il rimmel non c’era. Erano le sue ciglia, lunghissime e scurissime.
“Non so cos’è l’amore.”
Ripeteva ad alta voce mentre guardava un punto fisso. Voleva smetterla, porre fine a quella situazione. Ma non poteva, non ce la faceva. Chiuse l’acqua. Si infilò l’accappatoio verde acido. Prese una forbice. Non se la infilò al braccio. Nemmeno alle gamba. Tantomeno al petto. Non si uccise. Prese semplicemente una ciocca di capelli e se la tagliò. Con rabbia. Per quanto poteva essere una cosa naturale, faceva impressione. La naturalezza di quei capelli lunghi e scuri, ora si era dissolta. I capelli erano irregolari. Urlava. Voleva ribellarsi. Ma come? Come ribellarsi senza farsi del male? Rifletteva su come morire senza soffrire troppo. Ad un tratto i suoi pensieri si bloccarono, la sua bocca si aprì e gli occhi si sbarrarono. Lei non poteva morire.
“Io non posso morire?”
Parlava tra se, come era suo solito fare. Rimuginò sul passato, pensò a lungo perché non poteva morire. Perché quel dubbio le era saltato in mente? Lei ricordava. Ricordava che non poteva morire. Ma perché?
“Perché io non sono un uomo.”
E tantomeno una donna. Lei non era nulla. Era un alieno? Può darsi. Ma non dava segno di poteri speciali, tranne la sua disumana bellezza.
“Chi me lo dice che non posso morire? Immortale? Sciocchezze. Tantovale provare, no?”
E così andò in terrazza. I piedi nudi non davano segno di congelamento. Sembrava a suo agio. Si sedette sul cornicione del terrazzo. L’accappatoio era zuppo. Come i suoi capelli, d’altronde. Si alzò. Si mise in piedi sul cornicione. Una mossa terribilmente pericolosa.
“Io grido nella notte per te, non abbandonarmi, non saltare.”
La ragazza si voltò di scatto, per vedere chi era che parlava. Il piede sbattè contro un vaso, il quale cadde di sotto. Stava per perdere l’equilibrio, ma qualcosa riuscì a non farla cadere. Una mano l’aveva presa al volo. Finalmente salva, si girò per vedere chi era il suo salvatore. Ma non vide nessuno. Non c’era nessuno.
“Chi sei?”
Urlò la ragazza, più impaurita che curiosa.
“Voglio morire. Lasciami stare.”
Dicendo questo si rialzò, si rimise in piedi. I piedi nudi sporgevano dal cornicione.
“Le luci non ti prenderanno, loro ti stanno imbrogliando. Non saltare.”
“CHE VUOI?”
Urlò la ragazza, con la voce rotta dal pianto. Non sapeva dove guardare. Eppure aveva ragione quella voce.
Le luci mi attirano. Davvero mi stanno imbrogliando?
Si disse dentro di se la ragazza.
“E’ vero, ti stanno imbrogliando.”
“Come hai fatto a sentirmi? Io stavo solo pensando tra a me e me.”
“Perché io sono te.”
“Non dire sciocchezze, e lasciami in pace.”
“Non saltare. Per favore, non saltare.”
Adesso la voce era diventata una canzone. Una canzone che la ragazza conosceva anche troppo bene.
“I scream in the night for you, don’t make it true, don’t jump. The lights will not guide you trough, They’re deciving you, Don’t jump.”
“LASCIAMI IN PACE!”
“La pace non è laggiù. La pace è qui. Le luci ti stanno imbrogliando. Non saltare.”
La ragazza scese dal cornicione. Non disse nulla, non rispose perché la voce aveva ragione. La pace non era laggiù, la pace era lì. La pace è vita.
“Una sola cosa.. Chi sei?” “Quando capirai chi sei tu, saprei anche chi sono io.”
Sospirò, e rientrò in casa. Si guardò allo specchio. Voleva farsi un’analisi di coscienza. Voleva sapere chi era. E dopo avrebbe capito chi era quella voce. Iniziò dalle cose più cretine.
“Sono Miranda Dramp, ho …”
Si fermò di botto. Quanti anni aveva?
“Quanti anni ho?”
“Vedo che cominci a capire le tue radici. Ti aiuto. Tu non hai età.”
La ragazza ricordò. Lei non era un umano. Era qualcos’altro. Era.. era..
“Sei un vampiro.”
“Ah! Bella questa! E adesso mi parlerai anche dei fantasmi?”
La finestra aperta sbattè. Miranda sussultò.
“ok.. scherzavo, ci credo..Ma come me lo provi?”
“Guarda la mensola della cucina”
Miranda corse in cucina e andò a vedere la mensoletta in cucina. Gocciolava un liquido rosso scuro. Miranda si sentì un brivido percorrere la schiena. Provava gola. Aveva l’acquolina in bocca. Aveva sete. Fame. Di colpo.
“Cosa provi dentro di te?” “E’ inutile che te lo dico. Già lo sai.”
“Infatti. Provi gola. Sbaglio?”
“No.”
“Veloce. Vai allo specchio. Guardati i canini”
La ragazza corse allo specchio. Si scoprì i denti. I canini erano più affilati e lunghi del solito. L’acquolina in bocca non se ne andava. Le pupille si erano dilatate.
“Adesso ci credi?
“Si.”
La voce scomparse. Miranda rimase nell’oscurità da sola. Accese il computer. Cercò su internet come potevano morire i vampiri. Bruciati e poi uccisi. Forse erano solo dicerie, ma Miranda voleva provare. Doveva provare. Prese un accendino. Si diede fuoco a una mano. Sentì bruciore dentro di sé. Intanto mentre si lasciava bruciare, prese un coltello. Un qualcosa la accompagnò alla morte. Una voce. La stessa voce che quel giorno l’aveva tormentata. La voce che l’aveva salvata dalla morte una volta, ma la seconda non avrebbe avuto successo. Miranda così moriva. Il corpo era in fiamme. Il coltello era lì pronto a mettere la ciliegina sulla torta. E la voce echeggiava. Diceva. Veniva ascoltata con attenzione dalla moribonda.
“Ti ho provato ad aiutare. Dopo tanto tempo, hai saputo chi sei. Sorpresa, eh? Perché vuoi morire? Perché? Io sono il tuo angelo custode. Sono parte di te. Ma esisto. Sono nato apposta per te. Sono Bill. Ti ricordi di me. Quel ragazzo che quando eri umana ha provato a conquistarti. La mia amata. Ma tu non mi notavi. Mi hai notato per poco. E non sai quanto io adesso ci soffra a vederti così. Lì, pronta a morire. Anzi, a ucciderti. Lì, stesa per terra. Con il corpo in fiamme e con quel coltello minaccioso nella mano destra. Ti amo. E ho deciso di farti vedere chi sono. E darti un bacio. Addio. Addio mia amata. Addio. Addio Miranda.”
Miranda, morente, aprì gli occhi. Voleva vedere chi era il suo angelo custode. Era un bel ragazzo. Emanava una luce chiara, quasi abbagliante. Era bello. Cavolo, era bello.
“Sei bello. Ti amo anch’io. E scusami”
Detto questo, i due ragazzi si baciarono. Un vampiro e un angelo custode. Il coltello si affondò nel braccio sinistro della ragazza. Pizzicava. Bruciava. E così Miranda lasciava questo mondo.
“Addio..”
E una lacrima. Una lacrima di Bill accompagnava il momento terribile.
February 12 maledetta circolare a scuolaok.
sono disperata.
mi hanno tolto la vita.
il bagno di scuola.
ç__ç
oggi è arrivata questa maledetta circolare:
non si può andare al bagno alla:
1°ora (8:00/9:00)
3° ora (10:00/11:00)
4° ora (11:00/12:00)
6°ora (13:00/14:00)
si può andare in bagno alla:
2°ora (9:00/10:00)
5°ora (12:00/13:00)
è 1 S_C_A_N_D_A_L_O ! O__o
io amo il bagnoooooo!! ç__ç
ci rendiamo conto?? io non potrò più perdere tempo al bagno!!
*e così fu separata dalla sua vita, dal suo destino*
O___o
*sempre più scandalizzata del futuro del suo posticino preferito*
ç__ç
PIANGIOOOOOOOOOO!!!
BAGNO BAGNO BAGNO BAGNO BAGNO BAGNO BAGNO BAGNO BAGNO BAGNO BAGNO BAGNO BAGNO
February 02 ninna nanna di Edward CullenTWILIGHT
questo libro è bellissimo.
lo sto leggendo, e mi trasmette emozioni stupende.
è basato maggiormente sui vampiri.
può sembrare strano, ma io credo nei vampiri.
la protagonista è Bella, una ragazza 17enne
timida e impacciata, che si innamora di Edward.
Edward è un ragazzo strano.
inizialmente sembra essere infastidito da Bella.
ma in realtà Edward non è infastidito, è molto di più:
è un vampiro.
Edward e Bella si innamorano.
Edward non è bello.
è di più.
sembra un dipinto.
tremendamente perfetto.
in un punto del libro, si accenna a una ninna nanna, al pianoforte,
composta da Edward.
eccola qui.
in tutto il suo splendore.
la ninna nanna è commovente.. ascoltatela tutta.
dall'inizio, alla fine.
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